curiosità stroriche padovane  1°

LEONE ROMANIN JACUR

Di famiglia israelita, oriunda da Trieste, nasce a Padova il 17 ottobre 1847 da Moisè Salomone e da Anna Jacur. Rimane orfano all'età di undici anni. Con gli altri due fratelli minori passa sotto la protezione del nonno materno Moisè Vita Jacur (esponente del mondo bancario padovano, filantropo, bonificatore delle Valli Veronesi, del Piovese e del Conselvano, vive dal 1797 al 1877).

All'inizio del '66 viene espulso dal Veneto per la sua dichiarata avversione all'Austria. Nel '67 si laurea in matematica. Nel '69 assume il duplice cognome tramite Decreto Reale, per volontà del nonno. Nello stesso anno è presidente del Comizio Agrario di Piove. Dal '70 all'80 esercita la professione di ingegnere civile occupandosi soprattutto dei problemi idraulici del Piovese in cui dirige il tenimento
del nonno. A Salzano (Venezia), perfeziona la vecchia filanda introducendo la macchina a vapore e migliorando con accorgimenti tecnici le condizioni antigieniche delle lavoratrici. Stringe amicizia con l'arciprete Giuseppe Sarto, il futuro Pio X, destinata a durare fino alla morte del Papa.

Nell'80 porta a termine la bonifica del Comprensorio di VII Presa Inferiore (2270 ettari), progettata fin dal '71; mentre quella di VI Presa (7181 ettari), iniziata nel '79, lo impegna per un ventennio.
Viene eletto nel 1880 deputato del Collegio di Piove di Sacco, carica che conserverà per undici legislature, fino al 1919, passando poi al Senato.

Nella tragica alluvione del '82 si prodiga per le popolazioni disastrate di tutto il Veneto. Dal '94 al '96 è sottosegretario ai Lavori Pubblici; dal 1900 al 1901 sottosegretario agli Interni. Nel 1903 presenta la relazione di ben otto volumi sulla navigazione interna da Venezia a Milano. Nel 1906 ottiene l'istituzione del "Magistrato alle Acque per le Province Venete e di Mantova". Nello stesso anno si oppone  fermamente alla mozione Bissolati, tesa ad abolire l'insegnamento della religione nelle scuole elementari.

Patriota, interventista acceso nel 1914, dotato di generosità proverbiale verso i contadini, pronto in più occasioni al personale sacrificio (Medaglia d'argento al valor civile nel 1888), si spegne a Padova il 22
luglio 1928, dopo tre anni di malattia sopportata con dignità esemplare e sorretto dalla fede ebraica, cui mai è venuto meno.

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